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Data 05/07/2011

La gestione dello stress al nido

Alcuni consigli utili per gli insegnanti

La gestione dello stress al nidoQuante volte le mamme e i papà vanno ad accompagnare i loro bambini all'asilo e, spesso e volentieri, si trovano a chiacchierare e a dire di quanto non invidiano le maestre?
Stressate, occhiaie profonde, visi pallidi, la voce giù già di prima mattina. Certo, fare l'educatrice o l'educatore all'asilo nido o scuola materna non è un mestiere per tutti. È utile chiedersi se sia possibile migliorare la qualità della professione e, se sì, attraverso quali accorgimenti.

Questo al fine di gestire al meglio lo stress e la fatica quotidiani. Analizziamo il tutto dal punto di partenza. Lavorare con i bambini implica, da parte dell'educatore, il trovarsi a fronteggiare

  • grandi responsabilità
  • un forte impegno fisico
  • un enorme impegno emotivo
  • il mantenimento di un'altissima soglia di attenzione per tutta la giornata

I bambini, si sa, non possono rimanere inosservati neanche per un attimo. Ogni piccola distrazione può costare cara alla maestra, che forse trova un po' di respiro solo nel momento del riposino pomeridiano, se tutti i bambini accettano di farlo senza storie.

Stress buono e cattivo
Un lavoro così impegnativo ha bisogno di “messe a punto” periodiche, di incontri e consigli su come fronteggiare al meglio lo stress quotidiano. Se alcuni specialisti concordano col dire che lo stress, quello buono o eustress, a piccole dosi è anche utile come spinta continua al miglioramento, esistono delle vere e proprie situazioni stressanti che possono portare disturbi anche evidenti.

Alcune professioni infatti sono più soggette di altre ai fattori stressogeni: si tratta delle professioni di aiuto verso gli altri (medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali ed educatori), che vedono le fonti di affaticamento raddoppiate, perché allo stress personale si aggiunge quello della persona aiutata. Situazione che spesso diventa difficile da gestire e sopportare, trasformandosi in sindrome chiamata burnout, termine inglese che significa “bruciarsi”.

Come riconoscere il burnout?
La sindrome del burnout è tutt’altro che rara ed è stata riconosciuta dagli psicologi come malattia professionale tipica di coloro che svolgono un lavoro di aiuto verso gli altri. Come riconoscere questa sindrome? Diversi sono i sintomi del burnout, tra cui:

  • affaticamento fisico ed emotivo
  • atteggiamento che diventa indifferente e apatico nei rapporti con gli altri
  • forte sentimento di frustrazione per non riuscire a raggiungere un obiettivo
  • insonnia e perdita di interesse per il proprio lavoro

I possibili rimedi per gli insegnanti del nido
Ma cosa consigliano psicologi e specialisti del settore per attenuare questa forma avanzata di stress? All’asilo sicuramente:

  • ricercare la calma non solo per i bimbi, ma anche per se stessi: attuare tecniche di rilassamento (respirazione, pensiero positivo o altro) aiuta ad essere più consapevoli e a gestire meglio le situazioni

  • ricordarsi che il ruolo della maestra è quello di accompagnare lungo un percorso la vita di un bambino e che non ha la responsabilità di modificarne i comportamenti acquisiti nel contesto extra-asilo

  • tenere sempre presente i metodi pedagogici e aggiornarsi costantemente

  • per tenere il controllo della situazione al nido, usare alcuni trucchi come comunicare in modo chiaro e conciso, servendosi di azioni ritmiche e non solo della voce (il battere le mani a tempo o con un tamburello per richiamare l’attenzione, ad esempio)

  • stabilire le classiche “routine” all’asilo: ripetere le cose con regolarità aiuta a rendere la vita più semplice e lineare, evitando situazioni di disagio e confusione sia per i bambini che per le educatrici, prima fonte di stress

Sarà utile adottare alcuni accorgimenti anche fuori dall'asilo, come confrontarsi con altri colleghi per analizzare insieme le situazioni più stressanti e condividere possibili soluzioni. Fondamentale, poi, prendersi del tempo libero durante la giornata: fare una corsa, cucinare, leggere un libro, dedicarsi un bagno caldo, può aiutare a distrarsi e a sciogliere in modo inconscio "nodi" legati alla fatica quotidiana.


Articolo di Valeria Gatti